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HISTORIA LANGOBARDORUM

Il manoscritto CIVIDALESE (CODICE XXVIII) originale

di Paolo Diacono

 

Originale dell'Historia Langobardorum conservato a Cividale del Friuli

Conservato presso il Museo Archeologico Nazionale di Cividale del Friuli assieme agli oltre cento manoscritti appartenuti al capitolo della città, il codice dell’Historia Langobardorum di Paolo Diacono è databile per ragioni paleografiche alla prima metà, forse al secondo quarto, del IX secolo: dunque appena una manciata di lustri dopo che Paolo Diacono, negli ultimi anni della sua vita e nel ritiro di Montecassino, volle narrare le vicende del suo popolo. Esso così è non solo il più antico manoscritto delle raccolte cividalesi, all’interno delle quali è secondo solo al celebre Evangeliario del VI secolo, ma anche uno dei più risalenti testimoni superstiti dell’opera, tra i 115 attualmente conservati presso diverse biblioteche occidentali.

Di fattura complessivamente modesta, fin dall’Ottocento ha suscitato l’interesse sia degli studiosi stranieri, che su di esso basarono ampiamente l’edizione critica dell’Historia Langobardorum pubblicata nel 1878 nelle collane dei Monumenta Germaniae Historica e rimasta insuperata, sia la curiosità degli storici locali, affascinati dall’idea che un libro col racconto di eventi svoltisi in gran parte in Friuli fosse stato copiato e conservato da tempi immemorabili nella loro regione.

Originale dell'Historia Langobardorum conservato a Cividale del Friuli

La pur ampia letteratura su questo manoscritto non ha tuttavia sciolto alcuni interrogativi relativi alla sua origine e alla sua storia e forse destinati a rimanere insoluti. L’analisi della grafia in cui è vergato, della sua scarna decorazione e delle tecniche impiegate per il suo allestimento, se permettono di datarlo con buon margine di sicurezza entro la metà del IX secolo, non forniscono indicazioni convincenti sul luogo di copia: impraticabile si rivela il confronto con eventuali testimonianze grafiche coeve di sicura origine friulana, poiché non ve ne sono di superstiti; improduttivo quello con i codici dei maggiori centri scrittori italosettentrionali, graficamente troppo diversi; più interessante, semmai, ma ancora non sufficientemente approfondito, quello con i prodotti degli scriptoria oltralpini, bavaresi o eventualmente austriaci.

Anche sul piano filologico il manoscritto cividalese non si colloca in un ramo definito della tradizione: il suo testo, infatti, pur risentendo delle incertezze ortografiche tipiche del latino altomedievale e benché parzialmente mutilo per alcuni guasti materiali causati dal tempo, è sostanzialmente poco corrotto.

Originale dell'Historia Langobardorum conservata a Cividale del Friuli

Infine, questo codice costituisce un elemento eccentrico anche nel complesso del fondo manoscritto del capitolo cividalese, in massima parte formato da codici liturgici databili dal XII secolo in avanti: non menzionato in alcuna fonte documentaria bassomedievale o d’età moderna, sembra essere stato ‘scoperto’ solo agli inizi del XIX secolo dal canonico cividalese Michele della Torre, le cui annotazioni autografe sono tuttora parzialmente incollate ai contropiatti del manoscritto. Giunto fino a noi dopo dodici secoli e attraverso modalità dunque misteriose, il piccolo (225 ´ 155 mm) codice cividalese dell’Historia Langobardorum ora riprodotto in fac-simile non mancherà di affascinare anche i contemporanei.


Paolo Diacono

Paolo Diacono nacque in un anno imprecisato, ma verisimilmente compreso tra il 720 e il 730, a Cividale del Friuli, dove ricevette anche la sua prima formazione. Di famiglia longobarda, profondamente legato al proprio popolo e alla sua storia, era tuttavia destinato a lasciare presto il Friuli senza probabilmente farvi mai più ritorno. La sua intensa vicenda umana e culturale lo portò infatti dapprima a Pavia, capitale del Regno longobardo, e da lì nell’Italia meridionale, presso la corte di Arechi II duca di Benevento e nel monastero di Montecassino. Fondamentale fu poi la sua più che quinquennale (781-786/787) permanenza presso la corte di Carlo Magno, nell’entourage di intellettuali riuniti dal futuro sovrano del Sacro Romano Impero per l’attuazione del suo programma politico e culturale. L’ultima parte della sua vita si svolse nuovamente a Montecassino, dove morì sullo scorcio dell’VIII secolo; a tale periodo risale anche la composizione, forse rimasta incompiuta, dell’Historia Langobardorum, il racconto della storia del popolo longobardo dalle mitiche origini scandinave fino alla morte di Liutprando (744), che Paolo Diacono, secondo la critica contemporanea, concepì anche nell’intento di far conoscere e accettare ai conquistatori Franchi il valore della cultura e dell’esperienza storica della sua gente.

 

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