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STORIA DEI LONGOBARDI

di Stefano Gasparri

Prima di affrontare un testo come la “Storia dei Longobardi” di Paolo Diacono, è indispensabile una premessa di ordine generale. L’Italia è differente da tutte le altre ex-province dell’impero romano d’occidente innanzitutto per una questione cronologica. Qui, infatti, la fine della società antica e l’inizio di quella medievale non sono precedenti alla seconda metà del VI secolo, quando altrove le nuove società e i nuovi stati barbarici altomedievali dell’occidente erano una realtà consolidata da tempo, o, come nel caso di quelli dei Goti, degli Svevi, degli Alani e dei Vandali, appartenevano addirittura al passato, sia pure recente.

migrazione longobarda

Per la verità, in Italia un regno barbarico postromano c’era stato: il regno dei Goti, fondato alla fine del V secolo da Teoderico. Tuttavia è pressoché impossibile definire barbarico il regno goto. La complessa ideologia politica di Teoderico puntava infatti a un completo inserimento all’interno del mondo romano e del sistema imperiale. In ogni caso, dopo la vittoria definitiva dell’esercito imperiale sui Goti, nel 553, l’Italia era divenuta di nuovo un’Italia romana, sia pure provata nelle sue fondamenta dall’evoluzione negativa dell’economia mediterranea – una crisi complessa e di lunga durata, ben più pesante, nei suoi effetti, dell’impatto con i barbari – e dalle distruzioni di una guerra ventennale, condotta da Goti e Bizantini più contro le città e le campagne della penisola che contro gli eserciti avversari.

In questo quadro, quindici anni dopo, nel 569, arrivarono i Longobardi. La conquista di buona parte dell’Italia e la formazione del regno longobardo sono stati tradizionalmente interpretati dalla storiografia (in particolare da quella italiana) non solo come il periodo nel quale si completò, in Italia, il passaggio dalla società tardo-antica a quella alto-medievale, un’affermazione sulla quale si può essere d’accordo; ma anche come una catastrofe di proporzioni colossali. Tutti gli elementi negativi propri dello stereotipo del barbaro sono stati attribuiti ai Longobardi, che sono stati definiti, di volta in volta, violenti e dediti solo alla guerra, privi di ogni cultura, pagani o tutt’al più rozzamente ariani. E non basta: la loro società sarebbe stata fondata su un’economia primitiva, con al centro più l’allevamento che l’agricoltura; sarebbero stati ostili verso le città, che non conoscevano e non capivano; avrebbero portato con loro in Italia un tipo di architettura, anch’essa primitiva, caratterizzata dalle capanne di legno e paglia; e si potrebbe ancora continuare. In modo molto efficace, questa idea dei Longobardi era stata già espressa da un loro contemporaneo, Gregorio Magno. Nei suoi “Dialoghi”, il libro in cui narrava le vite dei santi italici della sua epoca, questo papa aveva descritto con una classica profezia post eventum, i tremendi presagi che avevano preceduto l’arrivo dei Longobardi. Il cielo notturno, in direzione del settentrione, si era riempito di segni tremendi, di lampi e di tuoni, come se eserciti infuocati combattessero fra loro, preannunciando l’imminenza di una sorta di Apocalisse: e infatti, concludeva Gregorio, subito dopo la “crudele gente dei Longobardi, uscita fuori dal profondo della sua terra di origine, è piombata sulla nostra testa”.

conquiste longobarde territorio italiano

Di conseguenza la stirpe degli uomini, che fino a quel momento era cresciuta fitta come le messi, fu bruciata e distrutta. L’impianto ideologico di un simile racconto è evidente, e così pure la sua natura particolare, in quanto è inserito in un testo agiografico, dedicato cioè non a fare storia, bensì a esaltare le gesta e i miracoli compiuti dai santi. E tuttavia è utile ricordare le parole dei “Dialoghi”, perché permettono di mettere in luce un fatto: molte delle fonti che parlano dei Longobardi sono ideologicamente orientate in senso negativo, perché provengono da campi a loro avversi, quello bizantino, quello papale o quello franco. E queste fonti hanno a lungo condizionato la ricerca, orientandone i risultati in una certa direzione, sfavorevole ai Longobardi. Oggi l’impatto fra questi ultimi e l’Italia può essere interpretato in modo diverso rispetto al passato. Nel proporre, nelle pagine che seguono, un commento al testo di Paolo Diacono, cercheremo di volta in volta di fare emergere queste novità. Aiutando così, al tempo stesso, il lettore sia a valutare nel giusto modo le informazioni che l’autore ci fornisce, sia penetrando maggiormente nel mondo affascinante dell’Italia dei primi secoli del medio evo.

 

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